Art. 4, L. 898/70

TRIBUNALE DI .........

MEMORIA DIFENSIVA

Tizia, nata a .................. il .................., residente in .................. via .................. n. ......, c.f. .................., elettivamente domiciliata in ................... via .................. n. ...... presso lo studio dell’avv. .................., che la rappresenta e difende in virtù di procura in calce al presente atto, il quale, ai sensi dell’art. 176, comma 2, c.c., dichiara di voler ricevere le comunicazioni al n. di fax .................. o all’indirizzo di posta elettronica ......@......, espone quanto segue.

PREMESSA

1) Con ricorso depositato il ...., Tizio, premesso che in data ... aveva contratto matrimonio concordatario con Tizia e che dall’unione in data .... era nato il figlio Tizietto; che il tribunale di ...., con sentenza n. ...., aveva pronunciato la separazione personale dei coniugi, affidando al padre il figlio Tizietto, regolamentando il diritto di visita della madre e ponendo a carico di costei un assegno mensile di euro .... a titolo di contribuzione al mantenimento del figlio; tutto quanto sopra premesso, concludeva per la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio, con conferma dei provvedimenti adottati in sede di separazione e vittoria di spese.

2) Con il presente atto si costituisce Tizia, la quale, nell’aderire alla richiesta di divorzio (essendo ampiamente decorso il termine di tre anni dall’udienza presidenziale di separazione dei coniugi, la cui pronuncia è passata in giudicato, senza alcuna riconciliazione tra le parti), eccepisce che:

il figlio ha sempre convissuto con la madre;

il marito Tizio si è trasferito in ...., dove convive con una giovane donna, disinteressandosi della prole e limitandosi a fare pervenire l’esigua somma di euro ...... mensili;

Tizia versa in condizioni economiche disagiate, essendo pendente nei suoi confronti una procedura esecutiva su diversi immobili di sua proprietà;

lo stipendio di Tizia, insegnante, è stato pignorato per la quota di 1/4;

il marito non ha più adempiuto al mantenimento del figlio.

Tutto quanto sopra, chiede la condanna del marito al versamento di un assegno di euro ...... a titolo di contribuzione al mantenimento del figlio Tizietto, maggiorenne.

3) Per quanto riguarda la condanna di Tizio al versamento di un assegno a titolo di contribuzione al mantenimento del figlio Tizietto, maggiorenne ma non autosufficiente, occorre premettere alcune considerazioni.

È noto che, prima dell’entrata in vigore della L. 54/06 («Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli»), la giurisprudenza era costante nel ritenere che il coniuge il quale provveda direttamente e integralmente al mantenimento del figlio convivente divenuto maggiorenne e non ancora autosufficiente è legittimato iure proprio a pretendere l’assegno di mantenimento (oltre che il rimborso di quanto sostenuto) dall’altro coniuge (Cass. 11320/05, 11320/05, 11863/04); «legittimazione», peraltro, che pur definita «concorrente» rispetto a quella del figlio maggiorenne, resta subordinata alla mancata iniziativa giudiziaria di quest’ultimo (Cass. 4188/06, 6950/98) e si fonda sulla circostanza che in ragione della convivenza uno dei genitori sopporta delle spese che gravano ex art. 148 c.c. su entrambi (Cass. 9067/02, 2289/01, 8235/00).

Su tale consolidato quadro giurisprudenziale si è innestata la discussa nuova formulazione dell’art. 155quinquies, comma 1, c.c., rubricato «Disposizioni in favore dei figli maggiorenni».

Esso, inserito all’interno del capo V (del titolo VI del libro I) dedicato allo scioglimento del matrimonio ed alla separazione dei coniugi, ha espressamente previsto che «il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto».

Posto che la prima parte del comma non pone particolari problemi interpretativi (nella misura in cui si limita a positivizzare un costante principio giurisprudenziale) e fermo restando che nessun dubbio sussiste sull’esclusiva legittimazione ad agire in giudizio del figlio maggiorenne non convivente con alcuno dei genitori, resta da interrogarsi sull’effettiva portata innovativa della seconda parte del citato comma, laddove si prevede il «versamento diretto» nelle mani dell’avente diritto, con riguardo all’ipotesi di figlio maggiorenne non autosufficiente convivente con uno dei genitori.

Secondo una prima tesi, la novella avrebbe radicalmente capovolto il precedente regime delineatosi in via giurisprudenziale, prevedendo il diritto esclusivo (e quindi la «legittimazione» esclusiva ad agire in giudizio per la) del figlio maggiorenne non autosufficiente alla percezione dell’assegno, sicché, anche laddove il giudice della separazione o del divorzio stabilisse il versamento nelle mani del genitore convivente, questi non assumerebbe la veste di creditore concorrente, ma di mero adiectus solutionis causa previsto in via normativa.

Secondo altra tesi, la norma in questione attribuirebbe il diritto alla percezione dell’assegno di mantenimento, quale regola generale, al figlio maggiorenne («l’assegno è versato direttamente all’avente diritto»), e solo in ipotesi residuali da verificare caso per caso un diritto iure proprio al genitore convivente («salva diversa determinazione del giudice»).

Secondo un’ulteriore tesi, l’art. 155quinquies, comma 1, seconda parte, c.c. si sarebbe limitato a dettare, in seno ai giudizi di separazione e divorzio (ristretti ai coniugi), delle mere norme regolanti il momento attuativo dell’obbligo di corresponsione dell’assegno, prevedendo il versamento nelle mani direttamente del figlio maggiorenne («avente diritto»), ovvero del genitore convivente laddove ravvisato opportuno dal giudice.

La norma de qua, dunque, lungi dall’escludere il diritto iure proprio del genitore convivente alla percezione di un assegno a titolo di contribuzione al mantenimento del figlio, si occuperebbe, in seno ai giudizi di separazione e divorzio, esclusivamente delle sue modalità attuative.

4) Questo essendo a grandi linee il panorama giurisprudenziale e dottrinario in subiecta materia, questa difesa aderisce all’ultimo indirizzo illustrato, per le ragioni di seguito evidenziate.

Il fondamento giuridico del diritto del coniuge convivente alla percezione dell’assegno di contribuzione al mantenimento del figlio maggiorenne si rinviene, a tutt’oggi, nell’interesse patrimoniale del primo a non anticipare la quota della prestazione gravante sull’altro coniuge (debitore solidale ex art. 148 c.c.) e nel munus ad esso spettante di provvedere direttamente ed in modo completo al mantenimento, alla formazione ed all’istruzione del figlio (Cass. 4765/02, 8868/98), interesse e munus che affondano le radici nelle (immutate) disposizioni di cui agli artt. 147 e 148 c.c.

Un tale diritto alla percezione non solo delle somme già spese per il mantenimento e ripetibili anche a titolo di gestione d’affari, ma anche di quelle gravanti pro futuro e pro quota sull’altro genitore, si ricava, poi, indiziariamente proprio dal comma 2 dell’art. 148 c.c., riguardante il concorso dei genitori negli oneri dei figli (tanto maggiorenni quanto minorenni), ove è previsto che il presidente del tribunale, in ipotesi di inadempimento di uno dei due coniugi, possa disporre che una quota dei redditi dell’obbligato sia versata all’altro coniuge o a chi sopporta direttamente le spese di mantenimento della prole.

Milita ancora in favore della tesi che qui si sostiene la circostanza che l’art. 155quinquies, comma 1, c.c., in ragione della sua collocazione sistematica, contiene una norma (quella in esame) direttamente rivolta al giudice della separazione e del divorzio, chiamato a pronunciarsi sulla domanda di un coniuge di condanna dell’altro alla corresponsione di un assegno in proprio favore, all’interno di un procedimento che vede solo essi quali parti processuali (Corte cost. 185/86).

Il giudice della separazione e del divorzio, dunque, laddove investito da una domanda proveniente dal genitore convivente con il figlio maggiorenne non autosufficiente, dovrà (sussistendone i presupposti) riconoscere il diritto iure proprio del genitore ricorrente, salva la facoltà di modulare in concreto il provvedimento prevedendo un versamento nelle sue mani, ovvero direttamente nelle mani del figlio maggiorenne, ovvero in parte all’uno ed in parte all’altro.

Tale impostazione non appare in alcun modo pregiudicare il «concorrente» diritto del figlio maggiorenne alla percezione dell’assegno di mantenimento, posto che in capo ad esso si configura l’autonoma facoltà di iniziare un procedimento ordinario volto al riconoscimento di quel diritto, facoltà peraltro che, come si è sopra rammentato, laddove esercitata, esclude la legittimazione in capo al genitore convivente (Cass. 4188/06, 6950/98, 10849/96).

Pur consapevoli della portata di certo non strettamente ermeneutica di un ragionamento che faccia leva sugli effetti derivanti da un’interpretazione normativa, siffatta impostazione ha il pregio di non stravolgere la natura dei giudizi di separazione e di divorzio, evitandone l’allargamento (anche in punto di impugnazioni) ad ulteriori soggetti, il cui coinvolgimento in processi ordinariamente ad elevata conflittualità può rivelarsi poco opportuno e foriero di inutili strumentalizzazioni economiche e morali.

Appare, peraltro, oltremodo opportuno che il figlio maggiorenne, pur non potendosi ritenere parte del procedimento di separazione e divorzio, sia comunque ascoltato dal tribunale, al fine di avere una rappresentazione completa delle circostanze di fatto rilevanti per la decisione.

Vale la pena di osservare, poi, che le citate soluzioni attuative del diritto iure proprio del coniuge convivente non si presentano, a ben vedere, nella disposizione normativa in alcun significativo ordine preferenziale, poiché la «diversa» decisione del giudice (rispetto al versamento dell’assegno all’avente diritto) non è ancorata alla sussistenza di alcun presupposto legale, né è definito residuale (all’uopo non sembrando bastevole la locuzione adoperata «salvo diversa determinazione»).

6) La modalità di versamento diretto nei confronti della prole è da preferirsi nell’ipotesi di figlio maggiorenne convivente ma non stabilmente dimorante con il genitore (come nella classica ipotesi dell’universitario fuori sede), ovvero in ipotesi di figlio maggiorenne di età adulta, in quanto tale auspicabilmente chiamando ad una corresponsabile gestione delle risorse finanziarie della famiglia, ovvero nell’ipotesi di esistenza di una consolidata prassi in tal senso.

7) Così ricostruito il quadro normativo attuale, il figlio Tizietto, di 19 anni, convivente con Tizia, riceve dal padre un contributo settimanale di euro ...... (per complessivi euro ...... mensili) mediante versamento su carta di credito prepagata.

La madre convivente di Tizietto è insegnante e gode di un reddito (anche fondiario) imponibile annuo di circa euro ......, mentre il padre percepisce una retribuzione oscillante tra euro ...... e ...... mensili, quale dipendente di un’impresa edile.

Ritenuto quanto sopra ed in considerazione delle esigenze ordinariamente connesse all’età del figlio maggiorenne, il quale ha peraltro manifestato l’intenzione di trasferirsi in altra regione per intraprendere gli studi universitari, si ritiene di potere fissare la misura del detto assegno gravante su Tizio in euro ...... mensili mediante versamento diretto nelle mani del figlio maggiorenne non autosufficiente nella misura di euro ...... mensili e il versamento di euro ...... mensili nelle mani di Tizia, entro il giorno 5 di ogni mese e presso il suo domicilio.

Affinché l’importo predetto rimanga adeguato anche in futuro, dovrà disporsene l’aggiornamento automatico ogni anno secondo gli indici del costo della vita per le famiglie di operai ed impiegati elaborati dall’ ISTAT a decorrere dal mese di .........

Tutto ciò premesso, Tizia

CHIEDE

che il tribunale adìto, contrariis reiectis:

dichiari cessati gli effetti civili del matrimonio concordatario tra Tizio e Tizia, ordinando l’annotazione della sentenza;

determini in euro ...... l’assegno dovuto da Tizio per il mantenimento del figlio maggiorenne Tizietto convivente con la madre;

condanni Tizio al versamento della somma di euro ...... mensili al figlio, nonché della somma di euro ...... alla madre convivente entro il giorno 5 di ogni mese presso il suo domicilio.

In via istruttoria, si chiede l’audizione del figlio Tizietto.

Si allegano:

dichiarazioni dei redditi degli ultimi due anni;

............

......, lì ......

Avv. ............

PROCURA

Delego a rappresentarmi e difendermi nel presente giudizio l’avv. ..............., conferendogli all’uopo ogni potere e facoltà di legge, e nel suo studio in .................. via .................. eleggo domicilio.

Tizia

...............

È autentica

Avv. ...............


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